WOMEN VINCENTI CONTRO L’ATLETICO URI: IL RACCONTO DI UN VIAGGIO IN SARDEGNA

Un viaggio che non si limita a portarti altrove……

L’undici rossoblù vincente contro l’Atletico URI

Atletico Uri – Caronnese Women 1-4 – Racconto del viaggio in Sardegna

Altra trasferta in Sardegna, la terza della stagione, per la quattordicesima giornata del campionato di Serie C femminile, è un viaggio che non si limita a portarti altrove, ma ti costringe a lasciare qualcosa indietro e a prendere qualcosa di nuovo.

La giornata comincia prima della giornata. E come sempre, si parte all’alba: quando il mondo è ancora sospeso, quando le strade sono silenziose e le luci degli aeroporti sembrano fari di un porto antico.

I viaggi in Sardegna hanno sempre un sapore diverso. Non sono semplici viaggi: sono piccole avventure che cominciano prima ancora di scendere in campo. All’aeroporto, tra luci fredde e annunci metallici, la squadra incrocia un’altra spedizione: una squadra giovanile maschile Under 16, anche loro diretti verso l’isola. Hanno quell’energia nervosa delle prime avventure lontano da casa. Ci si scambia un sorriso, un cenno, un “buona partita” che sa di complicità tra viaggiatori. Li ritroveremo più volte, come personaggi ricorrenti di un poema: al gate, a pranzo, e infine nel ritorno, quando ognuno porta con sé la propria battaglia.

Il volo decolla e attraversa un cielo che cambia colore e scenario come un sipario teatrale. Quando l’aereo scende verso Alghero, la nebbia lascia spazio alla pioggia: una pioggia che non è semplice pioggia, è un presagio, un sipario d’acqua che accompagnerà ogni passo della giornata.

La squadra si muove verso Sassari, e il centro storico accoglie le giocatrici con i suoi vicoli stretti, le pietre lucide, le insegne che resistono al vento. Si cammina, si scattano foto, si osservano le vetrine, ci si ferma davanti ad un’edicola in cerca di novità, si entra nei bar per un caffè caldo, si ascolta il rumore dei passi sui ciottoli.C’è chi chiede indicazioni alla ricerca della dea bendata, chi cerca un segno di fortuna, chi invece si affida alla religiosità, come se ogni viaggio avesse bisogno di un piccolo rito.

Quando si avvicina l’ora del pranzo, la squadra si raccoglie in un salone che diventa un piccolo mondo. C’è chi si stende sui divani come un marinaio dopo una lunga traversata, chi chiude gli occhi per un sonno leggero, chi sprofonda in un riposo totale, c’è chi crea e gioca a carte; chi studia; chi legge il ventitreesimo capitolo del libro di Jennifer Armentrout, “La guerra delle due regine”, come se anche quella fosse una preparazione alla battaglia.

Poi arriva il pranzo, e dopo il pranzo arriva il momento che dà senso al viaggio: il campo della partita, della battaglia con l’Atletico Uri. La pioggia non ha mai smesso, anzi: cresce, si infittisce, si unisce al vento, come se volesse misurare la determinazione delle giocatrici.

È in questo scenario che la Caronnese scende in campo e scrive il suo canto. Una partita giocata dentro un muro d’acqua, dura e pesante, dove ogni passo affondava e ogni rimbalzo era un’incognita. La Caronnese Women ha saputo trasformare il diluvio in forza: ha imposto ritmo, carattere e qualità, trovando gol pesanti con Codecà e Abati.

L’Atletico Uri ha lottato, ha trovato un gol su corner, ma la superiorità delle rossoblù è stata evidente dall’inizio alla fine. È stata una partita di resistenza, di coraggio e di lucidità sotto la pioggia battente.

Dopo la gara, quando tutto è stato detto e fatto, la pioggia ha lavato ogni goccia di fatica, il fiato è ancora corto e il cuore ancora caldo, l’Atletico Uri invita la Caronnese al terzo tempo. Un momento semplice, ma prezioso, che la Caronnese conosce bene: anche lei, nelle gare casalinghe, apre sempre le porte alle squadre ospiti, perché il rispetto e la condivisione fanno parte della sua identità tanto quanto il gioco in campo. È un gesto che vale più di mille discorsi: un invito che non chiude solo la partita, ma apre un ponte, unisce, ricorda a tutti che lo sport è battaglia, sì, ma è anche incontro. Ed è lì che accade qualcosa di semplice e bellissimo. Un momento semplice, ma prezioso, un’umanità che resta anche quando labattaglia è finita. Le due squadre, che fino a un’ora prima si affrontavano in campo, si ritrovano attorno a un tavolo. Si scambiano sorrisi, parole, rispetto. La pioggia continua a cadere fuori, ma dentro c’è un calore che non ha bisogno di sole.

Poi il ritorno: di nuovo verso l’aeroporto di Alghero, la pioggia accompagna ancora, fedele fino all’ultimo. Le luci si riflettono sulle pozzanghere, le valigie, gli zaini scorrono, i passi sono stanchi ma soddisfatti. Sul volo di ritorno ognuna ritrova il proprio silenzio: c’è chi dorme, chi guarda fuori, chi ripensa ai gol, chi sente ancora il rumore della pioggia nelle orecchie.

Il viaggio si conlude, la Caronnese Women ritorna verso le proprie basi, con il suo pensiero, la sua stanchezza, il suo sorriso.

E così si chiude la giornata: con un’alba che sembrava un regalo, una nebbia che sembrava un sogno, una pioggia che sembrava un destino, e una vittoria che sembrava scritta da tempo.

Antonio Luongo

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